Materiali ceramici e compositi
MATERIALI CERAMICI E COMPOSITI
In questo settore FN ha maturato competenze in due campi principali:
- Materiali ceramici tecnici avanzati
- Materiali compositi
Materiali ceramici tecnici avanzati
All’atto dell’inserimento di ENEA quale socio di maggioranza nella compagine azionaria di FN, le attività della Società si sono concentrate, in parallelo alla tematica sulle celle a combustibile, sulla ricerca e sviluppo di materiali ceramici tecnici avanzati e relative tecnologie di fabbricazione. In questo ambito FN ha partecipato a diversi progetti di ricerca, fra cui si citano i principali:
- BRITE EURAM PROJECT 5147/91: “Sviluppo ed industrializzazione di materiali ceramici nanocompositi da utilizzarsi nel campo degli utensili da taglio” (fin. EU).
- BRITE BIOHPZ PROJECT 5172/92: “Sviluppo di Zirconia ad elevata purezza qualificata per applicazioni biomediche” (fin. EU), nell’ambito del quale ha realizzato un impianto per “Gel Supported Precipitation” per l’ottenimento di polveri di ossidi ceramici, in particolare zirconia.
- BAYHEX PROJECT NNE – 5 /1999/321: “Costruction and Testing of a Bayonet Tube High Temperature Heat Exchanger for Advanced Power Generation Cycles” (fin. EU).
- EUREKA 294 “Biomateriali per impianti alloplastici in chirurgia ortopedica” (Fin. I.M.I., Istituto Mobiliare Italiano).
Attualmente FN partecipa alla rete europea di eccellenza ExtreMAT coordinata dal Max Planck Institut di Monaco nell’ambito del Progetto “Sviluppo di materiali per impieghi estremi”, in cui si occupa dello sviluppo e realizzazione via tape casting di materiali planari sottili per l’ottenimento di multistrati ceramici da impiegare in condizione estreme. Sempre nel settore dei materiali ceramici, FN si è aggiudicata l’appalto, per ben due volte consecutive (2001 e 2004), per la realizzazione di forniture di diverse colonne di pastiglie in Carburo di Boro per il CEA di Cadarache (Francia) secondo strettissimi standard di qualità.
Dal 2005 al 2007 FN è stata coinvolta, insieme ad IPASS e CIRIAF, in due progetti di ricerca promossi dall’APAT, nell’ambito dei quali ha potuto partecipare ad attività interdisciplinari relative allo studio dell’interazione fra radiazioni non ionizzanti e materia vivente (insieme con l’Università di Roma 3 - Dip. di Ingeneria, l’Università di Perugia - Dip. di Ingegneria e di Medicina, Sez. di Farmacologia) ed anche sviluppare in proprio nuovi materiali e tecnologie.
Materiali compositi
Grazie al patrimonio di competenze acquisite nel corso degli ultimi anni, FN ha sviluppato tecnologie di fabbricazione di compositi a matrice ceramica (del tipo SiCfibra – SiC, Cfibra – SiC, Cfibra – C). E’ stata qualificata in ambito europeo EFDA (European Fusion Development Agreement), ove si è aggiudicata un contratto per la fornitura di pannelli compositi bidimensionali e tridimensionali in fibre di SiC, infiltrati con il metodo CVI (Chemical Vapor Infiltration) e PIP (Polymer Infiltration Pyrolisis). L’attività si è svolta in collaborazione con Man Tecnologie.
Sempre in ambito compositi a matrice ceramica, FN ha lavorato per il CIRA (Centro Italiano Ricerche Aerospaziali), realizzando tre prototipi di “nose” per il veicolo spaziale senza uomini a bordo (PRO.RA. USV) sviluppato dallo stesso CIRA. Nell’ambito di un contratto di ricerca con ENEA, FN ha potuto realizzare e mettere a punto un dispositivo per l’infiltrazione di Carbonio e/o Carburo di Silicio mediante la tecnica CVI. Tale dispositivo ed il know how esclusivo sviluppato permettono ad FN di poter acquisire contratti di fornitura e partecipare a progetti di ricerca anche in ambito internazionale (ad esempio, collaborazioni con Alenia e con l’Università La Sapienza di Roma per la fornitura di pannelli in composito per applicazioni aerospaziali).
I processi di fabbricazione sviluppati in FN sono i seguenti:
- Chemical Vapour Infiltration (CVI)
Il processo CVI/CVD consiste nella decomposizione di precursori allo stato di vapore o gassoso mediante calore. I prodotti della decomposizione si depositano sulle parti più calde all’interno del reattore e quindi, intenzionalmente, sulle fibre, facendone così aumentare progressivamente il diametro fino ad una densificazione completa. I compositi prodotti risultano essere i migliori perché tramite CVI si deposita, a temperature relativamente basse, una matrice con microstruttura controllata. Il CVI isotermo consente di produrre sia l’interfase che separa le fibre dalla matrice, sia la matrice stessa. Il processo, effettuato a bassa pressione (qualche decina di mbar), si basa sulla decomposizione mediante calore di precursori quali: metano per depositare carbonio e metiltriclorosilano per depositare carburo di silicio.
- Polymer Infiltration and Pyrolysis (PIP)
Il processo PIP, consiste nell’impregnazione di preforme fibrose con un polimero liquido e nel suo successivo trattamento termico di reticolazione, mediante tecniche di fabbricazione simili a quelle dei compositi a matrice polimerica tradizionali. Un successivo trattamento termico di pirolisi converte il polimero in ceramico. Dopo la pirolisi i CMC presentano elevata porosità perché una frazione consistente della massa del polimero (40-70%) evacua sotto forma di oligomeri a basso peso molecolare e prodotti gassosi. Per ottenere matrici ad elevata densità è necessario quindi ripetere le fasi di infiltrazione e pirolisi diverse volte.
- Silicon Infiltration
La Tecnica del Silicon Infiltration è impiegata per la realizzazione di compositi SiC/SiC e consiste nella preparazione iniziale di una composito fatto da fibre e uno slurry contenente polimero pre-ceramico e polveri di SiC. Il composito viene quindi pirolizzato per trasformare il polimero in carbonio. Successivamente esso è ricoperto con scaglie di silicio metallico è messo in forno per il trattamento termico sotto vuoto. Il Silicio fonde e penetra per capillarità nelle porosità della preforma, infiltrando tutti gli spazi a disposizione. Una certa quantità di Silicio reagisce con il carbonio della matrice per formare SiC, il resto rimane sotto forma di Silicio metallico. Questi compositi sono gli unici in cui può essere totalmente assente porosità residua. La presenza di silicio metallico libero ne limita però le possibilità di impiego a temperature inferiori a quella di fusione del Silicio.
- Filtrazione forzata
La Filtrazione Forzata consiste nel far passare un liquido contenente una sospensione di polveri micrometriche di SiC o C attraverso una preforma fibrosa e riempire quindi le macro porosità fra i bandoli di fibre. Questa tecnica risulta vantaggiosa perché effettuata a temperatura ambiente, ma deve essere sempre seguita da una ulteriore densificazione con i procedimenti precedentemente descritti.
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Celle a combustibile ad alta temperatura
CELLE A COMBUSTIBILE AD ALTA TEMPERATURA
1 - CELLE A COMBUSTIBILE A CARBONATI FUSI (MCFC)
Dal 1990 FN è coinvolta con ENEA nel settore delle celle a combustibile a carbonati fusi. Grazie alla partecipazione ad un progetto di ricerca finanziato dall’Istituto Mobiliare Italiano, ha realizzato un impianto per la colatura su nastro, con il quale è stata poi messa a punto una linea di produzione pre-industriale, che le ha consentito di soddisfare contratti di fornitura per diversi lotti di componenti porosi allo stato “green” (anodi e catodi) e di matrici (alcune migliaia di m2) per Ansaldo Fuel Cell Company (AFCo). Attualmente FN sta mettendo a punto una tecnologia di formatura originale alternativa alla tradizionale colatura su nastro: si tratta dell’estrusione in plastico.
Sempre nell’ambito delle celle a combustibile ad alta temperatura, FN dispone di un dimostratore tecnologico a celle MCFC da 125 kW, denominato TECNODEMO, realizzato per conto del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, su progetto AFCo, funzionante dal giugno del 2005 (anche con componenti porosi forniti da FN) e condotto, per attività di sperimentazione, da personale AFCo con la collaborazione di FN.
PROGETTI RECENTEMENTE CONCLUSI
ACCFA “Applicazione delle celle a combustibile nelle filiere agroalimentari”, finanziato dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, di durata quadriennale.
Partecipanti: IPASS (Ingegneria per l’Ambiente e lo Sviluppo Sostenibile), CIRIAF, FN, Azienda agricola “Parco dei Lecci”.
Tema: progettazione, realizzazione e testing di un impianto funzionante con celle MCFC di piccola taglia (1 kW) per applicazioni cogenerative stazionarie nell’ambito di filiere agroalimentari.
“Celle a combustibile di piccola taglia per la cogenerazione distribuita come soluzione per il risparmio energetico e la salvaguardia dell’ambiente”, finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, in ambito Bando Alfieri, di durata biennale.
Partecipanti: CIRIAF (Consorzio Interuniversitario di Ricerca sull’Inquinamento da Agenti Fisici), FN.
Tema: studio e realizzazione di un impianto pilota funzionante con celle a combustibile MCFC di piccola taglia finalizzato a soddisfare i fabbisogni energetici (termico ed elettrico) di baite di montagna piemontesi e valdostane non raggiunte dalla rete elettrica.
PROGETTI IN ESSERE
“Sviluppo di tecnologie innovative per le applicazioni stazionarie cogenerative delle celle a combustibile”, progetto in ambito Accordo di programma (D.M. 23.03.06) M.S.E. – ENEA – FN, triennale, per lo sviluppo di nuove tecnologie di sintesi di polveri e di formatura per matrici e componenti porosi per MCFC.
Tema del primo anno di progetto: sviluppo di tecnologie di fabbricazione alternative alla colatura su nastro (formatura in plastico) con il vantaggio di un’elevata produttività e la possibilità di eliminare solventi (e quindi i costi ambientali e di smaltimento), rendendo la filiera ancora più eco-compatibile.
In parallelo sviluppo di sintesi di polvere di gamma alluminato di litio necessaria per la realizzazione delle matrici per celle MCFC e di impianto di testing di matrici in plastico sviluppate nel progetto.
2 - CELLE AD OSSIDI SOLIDI (SOFC)
PROGETTI IN ESSERE
PFHC - “Progetto e sviluppo di celle a combustibile ad ossidi solidi per alimentazione poli-combustibile”, finanziato da parte della Regione Piemonte, di durata biennale.
Partecipanti: Politecnico di Torino (Dipartimento di Energetica - DENER), Università del Piemonte Orientale (Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e della Vita - DISAV), FN.
Tema: il progetto è volto allo sviluppo di celle a combustibile ad ossidi solidi per alimentazione a policombustibili (Poly-Fuel Hot Cell - PFHC). Il ruolo di FN nel progetto suddetto riguarda, principalmente, lo studio, lo sviluppo e la realizzazione di componenti piani (anodi) per la cella SOFC.
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Ottenimento H2 con catalizzatori
OTTENIMENTO IDROGENO CON CATALIZZATORI
L'ottenimento di idrogeno con catalizzatori comporta lo studio e lo sviluppo di catalizzatori innovativi da utilizzare in processi la cui definizione dipende dall'utilizzo che viene fatto dell'idrogeno stesso. Questo lavoro è svolto in collaborazione con Enti di Ricerca Universitari che provvedono alla ricerca di base, alla formulazione su scala di laboratorio e alla caratterizzazione dei catalizzatori stessi.
Attualmente sono attive due linee di ricerca:
- Sviluppo di catalizzatori per steam reforming di metano. Si tratta di catalizzatori a base di metalli non nobili da utilizzare per la produzione di idrogeno per celle a combustibile ad alta temperatura che, per questo motivo devono lavorare bene a temperature maggiori o uguali a 650°C.
- Sviluppo di catalizzatori per steam reforming di etanolo. Si tratta di catalizzatori da utilizzare in un dispositivo per la produzione di idrogeno da energie rinnovabili.
Il progetto FISR - Bando 2001 – “Realizzazione di programmi strategici” D.M. 17 Dicembre 2002, Progetto Vettore Idrogeno – “Sistemi innovativi di produzione di idrogeno da energie rinnovabili”, propone lo studio, la realizzazione ed il monitoraggio di sistemi innovativi per la produzione di idrogeno mediante energie rinnovabili con ridotto impatto ambientale. Le linee di ricerca prevedono l’impiego integrato di metodologie e processi appartenenti a differenti ambiti scientifici: fotosonolisi, fotoelettrolisi, elettrosonolisi, processi fotobiochimici, cicli termochimici e di reforming, valorizzazione di biomasse di scarto.
Nell’ambito del progetto FN si propone di realizzare presso la propria sede, avvalendosi della collaborazione di ENEA, un impianto dimostrativo elio-termico per l’ottenimento di idrogeno mediante l’utilizzo di collettori solari per fornire l’energia necessaria all’innesco e al mantenimento del processo di reforming catalitico dell’etanolo.
Partecipano al progetto, oltre a FN S.p.a. - Nuove Tecnologie e Servizi Avanzati, altre quattro unità operative:
- Consorzio IPASS S.c.a.r.l.
- CIRIAF - Centro Interuniversitario di Ricerca sull’Inquinamento da Agenti Fisici Atmosferici
- Environment Park S.p.A
- Politecnico di Torino
Il progetto propone lo studio, la realizzazione ed il monitoraggio di sistemi innovativi per la produzione di idrogeno mediante energie rinnovabili con ridotto impatto ambientale. Le linee di ricerca prevedono l’impiego integrato di metodologie e processi appartenenti a differenti ambiti scientifici: fotosonolisi, fotoelettrolisi, elettrosonolisi, processi fotobiochimici, cicli termochimici e di reforming, valorizzazione di biomasse di scarto. Nell’ambito di questo progetto FN realizzerà presso la sua sede, avvalendosi della collaborazione di ENEA, un impianto dimostrativo elio-termico per l’ottenimento di idrogeno mediante l’utilizzo di collettori solari per fornire l’energia necessaria all’innesco ed al mantenimento del processo di reforming catalitico dell’etanolo.
Il lavoro è articolato in 3 fasi:
Fase 1 - Individuazione dei parametri progettuali del dispositivo di captazione e concentrazione dell’energia solare. In questa fase verranno elaborate soluzioni impiantistiche propedeutiche al progetto di massima dell’impianto. La soluzione dovrà recepire i risultati che si otterranno dalle attività sperimentali sulla catalisi che avrà come obiettivo lo sviluppo di un catalizzatore attivo fino a 500°C.
È quindi indispensabile che la soluzione proposta sia “versatile”, in grado cioè di essere modificata in funzione delle soluzioni che verranno adottate per la realizzazione del catalizzatore. Durante questa fase saranno quindi definiti ill dimensionamento dell’impianto, i materiali da utilizzare e gli eventuali limiti alla versatilità della soluzione proposta che possano condizionare le caratteristiche del catalizzatore da utilizzare quindi nell’impianto.
Fase 2 - Studio del catalizzatore e prove catalitiche. In questa fase, con l’ausilio di Enti di Ricerca universitari, sarà individuato e prodotto un catalizzatore che possa lavorare a temperature fino a 500°C. Verranno inoltre eseguite le prove catalitiche necessarie a stabilire le condizioni ottimali di esercizio (temperatura, composizione della miscela acqua/etanolo rapporto portata/quantità di catalizzatore, etc..) e l’efficienza del catalizzatore sperimentale da utilizzare nel dispositivo di captazione, in funzione del suo utilizzo.
Fase 3 - Progettazione e realizzazione di un impianto dimostrativo elio-termico. Durante questa fase le attività previste sono le seguenti: progettazione esecutiva dell’impianto, predisposizione dei disegni esecutivi, realizzazione dell’impianto e collaudo finale.
La conclusione del progetto è prevista per l’inizio di Agosto 2009.
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MAGNETI PERMANENTI
In questo settore FN è in grado sia di sviluppare compound plasto – magnetici ad hoc in funzione delle specifiche esigenze sia di fornire servizi di magnetizzazione e caratterizzazione magnetica.
I magneti permanenti sono importanti in numerosi prodotti. Il loro impiego è irrinunciabile in apparecchi elettrodomestici come pure nella tecnologia delle comunicazioni, nei comandi, nei generatori, nei motori e negli elettromedicali. I campi di impiego dei magneti permanenti si stanno sempre più espandendo, coprendo aree che vanno da applicazioni semplici fino all’alta tecnologia in campo aerospaziale.
I tipi principali di magneti permanenti sono costituiti da materiali:
- ceramici (ferriti)
- metallici (a base di terre rare)
- legati con plastiche (plastomagneti)
Magneti in ferrite dura
Le ferriti di bario e stronzio sono componenti a basso costo, affidabili ed efficienti che trovano largo impiego nelle tecniche di automazione, dei comandi ed in quelle di misura.
Magneti in terre rare
Rispetto ai magneti tradizionali, questi magneti sensibilmente più potenti, si basano principalmente sulle leghe metalliche tra terre rare (ad esempio Samario, Neodimio) e metalli di transizione (ad esempio Cobalto, Ferro). Possiedono valori elevati di campo coercitivo e di Br.
Magneti in PlastoNdFeB
Consistono di materiale magnetico NdFeB e di resina epossidica o di materiale termoplastico (poliammide). Il neodimio libero che si trova nei sinterizzati è qui presente solo in piccole parti. La componente metallica dei magneti è perciò sensibilmente più resistente dell’analogo materiale sinterizzato. Con l’elevata percentuale di plastica (fino al 20% in volume) che circonda il materiale magnetico, le rimanenti parti sensibili vengono ulteriormente protette. Un’eventuale corrosione superficiale penetra solo molto lentamente nel corpo del magnete. I magneti sono utilizzabili, nella maggior parte degli impieghi, senza protezione. In impieghi particolarmente critici si può inserire un rivestimento in plastica che offre una protezione adatta. Viene evitato il distacco di particelle che pregiudica la funzione ed i magneti divengono resistenti agli agenti chimici.
Un vantaggio ulteriore dei plastomagneti è rappresentato dalla possibilità di ottenere forme complesse direttamente da stampaggio senza lavorazioni meccaniche, nonché di co-stampare parti magnetiche e parti non magnetiche al fine di ottenere un oggetto finito, senza l’impiego di colle o altri additivi che potrebbero rappresentare un anello debole nel funzionamento del componente stesso.
- isteresigrafo Hystergraf I – 200S – 2 – Laboratorio Elettrofisico, con giogo a bobine fisse, corredato di kit di temperatura LT 200 per misure fino a circa 200°C; tale apparecchio permette di determinare le proprietà magnetiche intrinseche dei materiali (induzione residua, forza coercitiva, BHmax, permeabilità magnetica, coefficiente di temperatura) rilevando il ciclo di isteresi a temperatura ambiente e fino a circa 200 °C;
- gaussmetro mod. DG 60 con sonda ad effetto Hall – Laboratorio Elettrofisico, per misure di induzione in superficie ed in traferro;
- coercimetro Koerzimat (Forster - mod. 1.095): con questo strumento si possono effettuare rilievi di forza coercitiva nel campo da 20 A/m a 100 kA/m;
- magnetizzatore mod. CAL 30J con bobina di magnetizzazione standard CAB 100/100 (in grado di saturare assialmente un magnete di diametro 100 mm ed altezza utile 50 mm); per altri tipi di geometrie è comunque possibile collegare al magnetizzatore bobine ad hoc in funzione delle specifiche richieste.
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Area sperimentazione e dimostrazione
AREA SPERIMENTAZIONE E DIMOSTRAZIONE
In quest’area sono presenti:
- Impianto di colatura su nastro per l’ottenimento di strati sottili (tape) ceramici e metallici da sottoporre a successivi trattamenti termici (larghezza di deposizione pari a 130 cm ed asciugatura controllata).
- Stazione di prova sperimentale per celle a combustibile di piccola taglia.
- Impianto sperimentale per CVI – CVD (Chemical Vapor Infiltration/Chemical Vapor Deposition).
- Impianto ibrido a celle a combustibile a carbonati fusi di taglia da 125 kW (denominato TECNODEMO) realizzato su progetto Ansaldo Fuel Cells Co. (AFCo) per conto del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio; tale impianto, funzionante dal 2005, è attualmente gestito da AFCo per sperimentazione e se ne prevede l’implementazione.
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